Giacomo Agostini, pilota di moto di altri tempi

Giacomo Agostini, un nome una leggenda. Parlare di Agostini e della sua moto equivale a parlare di anima e corpo, sono due cose inseparabili, e come tali bisogna considerarle. Giacomo Agostini non è stato solamente il pilota ad aver collezionato il maggior numero di successi nel motomondiale e nel motociclismo, sia a livello di titoli iridati che di gare vinte, ma un vero e proprio mito per una generazione intera. Una carriera gloriosa, nella quale la vittoria veniva considerata una normalità, un fatto quasi ineluttabile. Un motociclismo d’altri tempi, in cui l’abilità del singolo faceva la differenza più di quanto elettronica e pneumatici possano fare ora.

Agostini, o Ago come si soleva chiamarlo in quegli anni, aveva la passione delle corse nel sangue, sin da ragazzo, nonostante il padre avesse in mente un altro futuro per lui. Gli studi prima di tutto, le corse sarebbero potute essere al massimo una passione, da soddisfare una volta superata la maggior età.

Ma Ago era caparbio, lo è sempre stato, e pur di gareggiare aveva preferito acquistare la sua moto a rate. Si perché suo padre, Aurelio, aveva acconsentito all’acquisto di una moto, ma non aveva alcuna intenzione di sborsare il becco di un quattrino. Giacomo voleva la sua moto, era stanco di dover guidare quella di papà di nascosto, e voleva tanto iscriversi ad una competizione ufficiale ed intraprendere la carriera da pilota. Si, proprio quella carriera incerta e irrazionale che Aurelio voleva evitare a tutti i costi.

Perché Giacomino, suo figlio, doveva mettere la testa a posto, e lui in qualità di padre doveva far si che ragionasse mantenendo i piedi per terra e non sulle leve della moto. Fortunatamente per Giacomo e per la storia del motociclismo le cose sono andate diversamente. Il ragazzo bresciano era un talento puro, la moto era la sua seconda pelle. Ma prima di diventare il motociclista per eccellenza, Ago ha dovuto faticare tanto, più per convincere suo padre che in pista, a dir poco il suo habitat naturale vista la facilità con metteva in fila gli avversari.

Poi un bel giorno arriva il contratto da professionista con la Moto Morini, in sella alla Settebello Aste Corse, e non passa tanto tempo affinché il giovane talento passi alla corte della MV Augusta. E’ il 1965, Giacomo è ormai un giovanotto, ma in pista sembra un veterano. Mike Hailwood e Jim Redman sono gli unici a tenergli testa, rispettivamente nelle categorie 500 e 350. Ma basta un anno a far si che Ago diventi il numero uno, in entrambe le categorie.

Le battaglie con Hailwood sono entusiasmanti, tanto che nella stagione ’67 arrivano a pari merito, se non che Agostini era riuscito ad aggiudicarsi un numero maggiore di secondi posti che gli avevano consentito di vincere il titolo. Nel corso degli anni perdono la vita sia Renzo Pasolini che Jarno Saarinen, eventi che segnano profondamente il giovane campione bresciano. Le prestazioni calano, il feeling con la moto cambia, e nel 1973 passa alla Yamaha. con cui vince i suoi ultimi due mondiali in carriera: nel ’74 in 350 e nel ’75 in 500. Ago corre fino al ’77, conquistando 123 vittorie su 190 gare disputate, guadagnandosi il podio in ben 163 occasioni. Numeri da capogiro, come i 15 titoli iridati vinti tra 350 e 500. Numeri da leggenda, che da soli scrivono la storia del motociclismo ed esaltano la figura di un grande uomo, prima ancora di esser considerato un eccelso pilota in questo sport così pericoloso ma anche così avvincente.